martedì, febbraio 13, 2018

Il dilemma del porcospino



Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. 

Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione. 

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l'uno verso l'altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l'uno lontano dall'altro. 

La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere. A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.

(Arthur Schopenhauer)
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mercoledì, febbraio 07, 2018

La candidata

«In politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo.
Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna.»
MARGARET THATCHER


Ebbene sì, è successo, dopo 3 anni e mezzo di assessorato al comune di Segrate (MI) alla moglie hanno offerto la candidatura per il consiglio regionale della Lombardia.

Decidere di partecipare alle elezioni non è stata una scelta facile né ovvia perché è una corsa con un esito tutt'altro che scontato ma fatiche certe. A meno di non essere politici con un nome già ben conosciuto, l'unica garanzia è quella di infilarsi in una campagna elettorale che sarà aspra, faticosa e difficile.

Soprattutto per una donna, non è facile decidere di impegnarsi a sacrificare i ritmi della famiglia per dedicare tutte le energie disponibili a portare le proprie idee ed il proprio impegno morale ed amministrativo ad un livello superiore a quello comunale. Vuol dire passare le giornate a creare un programma, a cercar di sviscerare le proprie capacità e affrontare le proprie debolezze in modo da avere una storia da raccontare e un progetto da portare avanti.
E’ necessario approfittare di ogni occasione per comunicare, per raccontarsi, passando mattine, pomeriggi e serate a rincorrere ogni occasione pubblica, a distribuire volantini ai mercati, ad ascoltare i cittadini, a sopportare offese (sì, ci sono anche quelle) e cercare di ascoltare i bisogni anche quando annegati in discorsi confusi, a stringere mani (si spera pulite) e fare foto. Vuol dire passare nottate a mettere a punto il proprio messaggio, creare il sito web, impaginare volantini, scrivere testi e discorsi cercando di essere interessanti e propositivi in ogni occasione.

Lo so, mi direte “non sei mica tu il candidato!”, ma vi garantisco che tutto ciò non sarebbe possibile se non fossimo una coppia affiatata che cerca, almeno idealmente, di discutere e condividere ogni sforzo ed ogni scelta. Così non posso far altro che sentirmi candidato anch’io, anche se il mio compito è lavare i piatti mentre lei sul tavolo della cucina cerca di limare un paragrafo del programma politico o aggiustare una presentazione per un convegno.

Le figlie ci sopportano (per sua fortuna il più grande è all’estero a vivere la sua avventura europea) mentre cerchiamo in modo maldestro di non far mancare l’attenzione che è loro dovuta. Mi rendo conto che spesso parliamo di politica e discutiamo di prassi, diritti, limiti, doveri e ideali mentre loro vorrebbero raccontarci le frustrazioni ed i successi della loro giornata. La cosa è resa più complicata dal fatto che proprio questo mese abbiamo deciso di ospitare un ragazzo georgiano che è qui per un progetto di volontariato e parla uno splendido inglese, ma purtroppo -oltre al georgiano- solo quello. Così, prendete un respiro e cercate di immaginare tutte le nostre cene ad aggiornaci con le ragazze (9 e 14 anni), parlare in inglese con l’ospite, tradurre il traducibile in italiano da una parte e in inglese dall’altra senza tralasciare l’organizzazione dei prossimi passi della campagna elettorale. Pensate poi che l’inglese lo parlo pure poco e male e se non ci fosse lei ad aiutarci rischieremmo spesso di non capirci affatto.

Ma scusatemi se ho divagato. Il fatto è che la politica, come l’impegno civile e quello nel volontariato non è un mestiere, è una passione.
E’ una passione che porta a vedere occasioni e problemi in ogni cosa che si vede, a domandarsi se il marciapiede su cui si cammina è messo bene o male, se può aspettare una risistemazione dopo aver riparato un asilo, o dopo aver estinto un mutuo troppo oneroso lasciato dalla precedente amministrazione. Si gira l’angolo e ci si chiede perché il negozio in fondo alla strada chiude e se si poteva fare qualcosa per aiutarlo a resistere alle tempeste del mercato che vede una costante crescita della grande distribuzione. Certo che la grande distribuzione mette in crisi i negozi di vicinato, ma offre anche più scelta a costi minori e molti posti di lavoro abbastanza sicuri. Cioè, non è che i lavori pubblici siano nelle deleghe di Viviana (sì, la moglie) ma vedo in lei che essere amministratori vuol dire guardare ogni cosa della propria città, del proprio territorio, domandandosi se va bene, quanto serve, se si può far di meglio, se c’è budget per riparare, per introdurre migliorie, per rinnovare.

Per quanto io sia legato affettivamente al PD (lo so, è un mio difetto), riconosco a Viviana un’indipendenza innata, che l’ha portata a candidarsi con una lista civica in sostegno a Giorgio Gori senza intrupparsi in un vero partito. So che il suo cuore batte tra sinistra e centro, in quell’area rosa (😊) tra giustizia sociale e liberismo ben temperato che le deriva da una lunga e variegata carriera lavorativa che è partita da dipendente per arrivare a piccolo imprenditore e aver così provato in varie riprese l’ebbrezza della carriera, le sventure delle ristrutturazioni aziendali e le difficoltà indotte da uno Stato pesante di regole e poco propenso a sostenere la libera impresa.

Se vi interessa sapere di più su di lei e sul suo programma, vi consiglio di visitare il suo sito Viviana Mazzei www.vivianamazzei.it o il suo profilo sul libro delle facce www.facebook.com/vivianamazzei2018/ o contattarla direttamente a viviana at vivianamazzei.it.
Se poi decidete anche di votarla, vi avviso che potete farlo solo in provincia di Milano.

Vi terrò aggiornati, stay Tuned.
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giovedì, agosto 24, 2017

Come riconoscere il fascismo prima che diventi dittatura

«L'economia e la finanza italiana nel loro complesso hanno continuato quel miglioramento e quella lenta ricostruzione delle devastazioni della guerra, che erano già cominciati ed avviati negli anni precedenti; ma ad opera di energie sane del paese, non per gli eccessi o le stravaganze della dominazione fascista; alla quale una sola cosa è certamente dovuta: che i profitti della speculazione e del capitalismo sono aumentati di tanto, di quanto sono diminuiti i compensi e le più piccole risorse della classe lavoratrice e dei ceti intermedi, che hanno perduta insieme ogni libertà e dignità di cittadini.» Giacomo Matteotti
Dov'è che nasce il fascismo? Come si fa a riconoscerlo? E' giusto dare del fascista a qualcuno che non la pensa come noi?

Sappiamo riconoscere il fascismo al di là delle dittature che ha prodotto?

Ricordiamo che Benito Mussolini ed Adolf Hitler arrivarono al potere democraticamente ma erano portatori di cattive idee già prima e, se non vogliamo che accada più, dobbiamo essere in grado di riconoscere la situazione già ben prima che diventi una dittatura con tutti gli esiti nefasti che ciò comporta.

Fascismi, comunismi e teocrazie portano a conseguenze molto simili ma partono da basi ideologiche molto diverse (con, ovviamente dei punti di contatto tra di loro). Io, in questo post mi occuperò dei primi.

Credo che analizzando il fascismo che ha prodotto la II guerra mondiale si possa facilmente riconoscere l’addensarsi di certe idee nella popolazione.

Quando un certo numero di queste idee diventano maggioritarie comincia il disastro.

Elenchiamole:
  1. Militarismo (il continuo riferimento ai valori militari e all'eroicità dei nostri ci riempie di orgoglio e rende la guerra desiderabile perché dà modo di dimostrare il nostro valore)
      
  2. Orgoglio nazionale (in sé è in fenomeno positivo ... ma diventa un veleno se unito a militarismo e desiderio di potenza)
     
  3. Desidero di potenza (si parte da "riprendiamoci quello che la storia ci aveva dato e ci hanno tolto" e si arriva a desiderar la conquista del mondo)
     
  4. Terra e sangue (cioè l’appartenenza al suolo che diventa più importante della vita stessa. L'idea del sacrificio per il proprio paese è dotata anche di un forte immaginario poetico che nel romanticismo tedesco ti presentava con la forza prorompente dello Sturm un Drang.)
     
  5. Omofobia (i ricchioni fanno paura a tutti dato che tutti sappiamo che uno di essi abita dentro di noi ed in un ambiente impregnato di militarismo e machismo diventa un vero pericolo)
     
  6. Razzismo (se noi siamo superiori [e tali vogliamo sentirci], loro sono inferiori)
     
  7. Complottismo (il mitico complotto pluto-giudaico-massonico che è stato uno script di successo e ciclicamente si ripropone in salse diverse)
     
  8. Mitizzazione di un inesistente passato di armonia (spiegato chiaramente nel libro "cultura di destra" del semiologo e germanista Furio Jesi e supportato da una massa importante di esempi)
     
  9. Propaganda martellante (ripeti, ripeti, diceva Himmler, qualcosa resterà)
     
  10. Attribuzione dei propri fallimenti a qualcun altro, straniero o connazionale percepito come diverso (è una forma di comprensibile autoassoluzione della popolazione che per qualche motivo si trova impoverita o in difficoltà per decisioni sbagliate prese in passato)
     
  11. Leaderismo (serve un uomo forte che tolga le castagne dal fuoco)
     
  12. Disprezzo illimitato per chi è dissidente che diventa automaticamente traditore.
Ovviamente, prese una per una o a due a due queste caratteristiche non dimostrano nulla, in quanto sono in una certa quantità ben distribuite in ogni popolazione, anche la più democratica, ed in molte organizzazioni che ne fanno parte. E' quando se ne osservano insieme più di cinque o sei, che c'è da preoccuparsi.

Applicazioni

  1. Russia: Quello che mi preoccupa di questi tempi è che la stragrande maggioranza dei (pochi) russi che conosco, o che ho sentito intervistati in televisione, sembra vestire abbastanza bene la maggioranza di queste caratteristiche. (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11)
     
  2. Turchia: Le stesse caratteristiche sembrano permeare il governo turco e la parte della popolazione che lo sostiene. (1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12)
     
  3. Anche l'ISIS (che vorrebbe essere una teocrazia) sembra corrispondere bene. (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12)
     
  4. Alcune di queste caratteristiche si trovano nel governo venezuelano di Maduro in Venezuela (8, 9, 10, 11, 12).
     
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venerdì, agosto 05, 2016

Appunti sulla Riforma Costituzionale - il rapporto con le Regioni

«Attenti ai politici che fanno dei nostri
sentimenti uno strumento di potere.»
(Zygmunt Bauman)

Un collega qualche giorno fa esprimeva alcuni sulla riforma costituzionale, ed in particolare si chiedeva perché mai fosse necessario togliere (in toto) l'autonomia alle regioni. Perché mai, dice, devono togliere la gestione della sanità alle regioni anche là dove la sanità funziona bene?

Hmmm, ho pensato, chi ha detto che la sanità verrà tolta alle regioni per ri-accentrare tutta la gestione a Roma?



Dato che la lettura in testo originale della riforma è una montagna troppo ripida per informatico poco avezzo alla terminologia legale, ho cominciato a documentarmi da queste slide pubblicate su un sito del governo: http://www.riformeistituzionali.gov.it/riforma-costituzionale/le-slide-di-sintesi-sulla-riforma-costituzionale/, ne consiglio la lettura a tutti coloro che non hanno ancora idea dei contenuti della riforma. 

Riguardo ai poteri tolti alle regioni ecco l'elenco:
  1. ELIMINATE LE COMPETENZE CONCORRENTI (*)

  2. MAGGIORE CHIAREZZA NELLA DEFINIZIONE DELLE COMPETENZE DELLO STATO, RAFFORZATE IN ALCUNE MATERIE (COME LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO, LA CONCORRENZA E LE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE

  3. COMPETENZA RESIDUALE DELLE REGIONI NELLE MATERIE NON RISERVATE IN VIA ESCLUSIVA ALLO STATO 

  4. PER TUTELARE L’UNITÀ GIURIDICA O ECONOMICA DEL PAESE O L’INTERESSE NAZIONALE, SU PROPOSTA DEL GOVERNO, LA LEGGE PUO’ INTERVENIRE IN MATERIE NON ATTRIBUITE DALLA COSTITUZIONE ALLA COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO 
Riguardo alle prerogative lasciate alle regioni di eccellenza non c'è nulla di particolare, ma lo Stato può entrare nelle amministrazioni malgestite:
  • FORME E CONDIZIONI DI AUTONOMIA ULTERIORI POSSONO ESSERE ATTRIBUITE ALLE REGIONI ORDINARIE E SPECIALI CON LEGGE BICAMERALE: NON È PIÙ RICHIESTA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA PER L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE MA È STABILITA LA CONDIZIONE DELL’EQUILIBRIO DI BILANCIO DELLE REGIONI INTERESSATE 
Poi questi: 
  1. INTRODOTTI INDICATORI DI COSTI E FABBISOGNI STANDARD PER PROMUOVERE CONDIZIONI DI EFFICIENZA PER LE FUNZIONI PUBBLICHE DEI COMUNI, DELLE CITTÀ METROPOLITANE E DELLE REGIONI

  2. ESCLUSIONE DALL’ESERCIZIO DELLE FUNZIONI PER GLI AMMINISTRATORI REGIONALI E LOCALI IN CASO DI ACCERTATO STATO DI DISSESTO DEGLI ENTI TERRITORIALI

  3. LIMITE AGLI EMOLUMENTI DEI TITOLARI DEGLI ORGANI REGIONALI, NON SUPERIORI A QUELLI DEI SINDACI DEI CAPOLUOGHI DI REGIONE 

(*) Riguardo alla definizione delle competenze concorrenti, in wikipedia ne ho trovato l’elenco (art. 117.3 Cost.):
a) rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni;
b) commercio con l'estero
c) tutela e sicurezza del lavoro
d) istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale
e) professioni
f) ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi
g) tutela della salute
h) alimentazione
i) ordinamento sportivo
l) protezione civile
m) governo del territorio
n) porti e aeroporti civili
o) grandi reti di trasporto e di navigazione
p) ordinamento della comunicazione
q) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia
r) previdenza complementare e integrativa
s) armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario
t) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali
u) casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale
v) enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. 

Mi sembra si tratti di poteri che le regioni di fatto non hanno utilizzato in questi anni o che spesso hanno utilizzato male

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sabato, gennaio 23, 2016

L'Italia del benaltrismo

«Benaltrismo - Tendenza a sminuire una discussione dicendo che 
i problemi o le soluzioni sono ben altri»

Il benaltrismo è una malattia tipicamente italiana e serve solo a tenere tutto fermo.

Non è importante rincorrere gli evasori (cercate di non sprecare i soldi, prima...).

Non è importante mettere al lavoro i dipendenti pubblici (con tutti gli evasori che ci sono in giro...).

Non è importante multare chi guida in modo pericoloso (con tutte le brutte facce che ci sono in giro...).

Non è importante garantire a tutti i diritti civili (con tutte le famiglie in difficoltà che ci sono ...).

Non è importante salvare il territorio (con tutti gli industriali che inquinano i fiumi ...).

Non è importante riformare il mercato del lavoro (con tutti i morti in strada che ci sono...).

Non è importante impiegar soldi nella banda larga (con le code che ci sono per far una TAC in ospedale ...).

Non è importante evitare l'occupazione abusiva delle case popolari (tanto rimangono vuote lo stesso perché mancano i soldi per le ristrutturazioni ...).

Non è importante sviluppare l'edilizia popolare (tanto vanno tutte agli immigrati ...).

Non è importante rincorrere i delitti dei colletti bianchi (con tutta la criminalità che c'è per strada ...).

Non è importante cambiar quel che mi sta bene così, con così tante cose che non vanno nel mondo.

Etc... (aggiungete voi ciò che avete sicuramente sentito tantissime volte)

Storia sentita da troppi anni, forse è il momento di smetterla.
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giovedì, ottobre 29, 2015

la fabbrica delle bufale odiose

Qualche anno fa (era il 2009!) mi dedicai all'esercizio di scrittura del La notizia perfetta in polemica con il menù proposto dai media mainstream in quegli anni.

Oggi leggo questo articolo comparso sull'Espresso:
«Vi racconto come ho fatto soldi a palate spacciando bufale razziste sul web»"Le mie notizie erano chiaramente inventate: solo chi non ha facoltà di discernimento poteva crederci. Dico questo senza voler offendere in nessun modo il mio pubblico."
Chissà che qualcuno dei nostri baldi inventori di bufale non si sia ispirato proprio al mio giochetto, trasformandolo in un enorme specchio per allocchi. 

martedì, settembre 01, 2015

Il tempo psicologico

«Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro.»
Il tempo dell'uomo, lo sappiamo tutti, non è mai una misura certa ed effettiva: a seconda di ciò che facciamo o di ciò che, in quel momento, vorremmo fare, il tempo scorre con velocità differenti e l'orologio, sopratutto quando lo guardiamo troppo o non lo guardiamo affatto, non aiuta certo a a far chiarezza.

Certo, in teoria vorremmo passare più tempo facendo cose piacevoli e meno a subir il tempo degli altri, ma non è sempre proprio così.

Per capire meglio quale sia il rapporto tra il tempo, l'urgenza e la nostra percezione di queste, cito spesso un aneddoto raccontato sentito da Luciano De Crescenzo.

(brano tratto da" Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo")

A proposito di tempo psichico, credo che possa essere illuminante un episodio capitatomi quando lavoravo in IBM.
A Napoli avevamo una sede eccezionale: primo ed ultimo piano di uno dei più bei palazzi di via Orazio, vista panoramica sul Golfo. Unico difetto: un ascensore «moscio», o per dirla in linguaggio tecnico «non adeguato alla dinamicità dell'azienda». Ogni giorno c'era qualcuno degli impiegati che che protestava per «l'estenuante attesa al pianerottolo del primo piano o del sesto piano». D'altra parte l'edificio, a suo tempo, era stato progettato ad uso esclusivamente abitativo.
Venne subito creata una task-force di esperti. Da Milano arrivarono un architetto e un geometra dell'ufficio gestione sedi, che nel giro di una settimana misero a punto un progetto per un secondo ascensore da costruire del cortile del fabbricato. Nel frattempo don Attilio, il portiere dello stabile, fu incaricato di rilevare quante persone prendevano l'ascensore tra le 8:30 e le 19, compito questo che il brav'uomo portò a termine con molto scrupolo, riempiendo di segni un quaderno a quadretti dalla copertina nera.
«Ingegnè, guardate se faccio bene,» mi disse un giorno, mostrandomi il quaderno «io disegno un'asta per ogni inquilino che vedo salire ed una croce per ogni IBM». Poi, dopo una breve pausa, mi guardò con sconforto e aggiunse: «Una croce, ingegnè, una croce!».
Alla fine del rilevamento fu indetta una riunione per valutare i costi dell'operazione e per convincere qualche condomino ancora riluttante a non opporsi al progetto. Erano presenti tutte le funzioni interessate. Si stava discutendo dei permessi comunali, quando dal fondo della sala Attilio chiese la parola.
«Veramente avrei una proposta da fare, posso parlare?»
«Dica pure» gli rispose il direttore.
«Chiedo scusa se m'intrometto, ma io, al posto vostro, invece di spendere tutti questi milioni per un secondo ascensore, mi comprerei due begli specchi. Uno lo piazzerei al primo piano ed un altro al sesto: così la gente si guarda, il tempo passa e nessuno se ne accorge.»
Questa fu la soluzione adottata e da quel momento nessuno più si lamentò delle attese.
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Mi sento fortunato