giovedì, dicembre 03, 2015

Manifesto della sinistra OCRA

Nota di agosto 2017:
Questo articolo ironizza(va) sulla corrente DEM del Partito Democratico. Quando la sinistra DEM era su tutti i giornali non c'era giorno che mi domandassi cosa significava, perché non avessero un manifesto (tranne essere anti-Renzi) e perché non si fossero dati un nome. 
Mi rendo contro rileggendolo che passata la buriana che ha portato alla creazione dell'ennesimo partitino di sinistra-sinistra (che curiosamente si chiama Artiolo 1 ma in sigla fa MDP) è difficile capirne lo spirito provocatorio. In ogni caso, se volessi fondare una corrente del PD, cosa cui in realtà sono contrario, ne scriverei così il manifesto.

La sinistra OCRA vuole salvare il mondo e farne un bel posto dove vivere.

La sinistra OCRA crede nella solidarietà tra tutti gli uomini e nell'uguaglianza dei diritti e dei doveri.

La sinistra OCRA crede che i propri obiettivi non siamo perseguibili senza efficienza e motivazione di lavoratori, imprenditori e classe dirigente. La sinistra OCRA crede che meritocrazia, mercato ben regolato e democrazia siano gli strumenti principali per ottenere efficienza e motivazione necessari.

La sinistra OCRA sa che l'onestà è alla base del buongoverno perché senza di essa meritocrazia, mercato ben regolato e democrazia non funzioneranno mai correttamente.

La sinistra OCRA è cosmopolita perché sa che il mondo è tutt'uno.
La sinistra OCRA è ecologista perché sa che il mondo è uno solo.

La sinistra OCRA è ottimista e crede nel progresso sociale e nella necessità di agire.

La sinistra OCRA è pragmatica e non crede nella perfezione ma nell'agire tutti i giorni cercando di fare il meglio possibile in quell'occasione ed in quel momento.

La sinistra OCRA è realista e sa che cambiando si fanno anche errori ma che stare fermi è peggio.
La sinistra OCRA è ottimista e sa che dopo ogni cambiamento c'è ne sarà un'altro e con esso nuove occasioni per migliorare ogni cosa.

La sinistra OCRA sa che la società cambia e che la politica deve guidare e cavalcare questo cambiamento per migliorarlo e dargli forma, tenendo sempre presenti i principi di giustizia, fratellanza ed uguaglianza.

La sinistra OCRA agisce locale pensando globale.

La sinistra OCRA è responsabile e sa che deve essere solidale e generosa anche con le generazioni future, lasciando loro un mondo non devastato e non tutto sfruttato.

La sinistra OCRA non è leaderista, ma sostiene il leader che più si batte per i valori ocra.

Alla sinistra OCRA non piacciono le correnti, che servono solo a dare troppo potere ai pochi.

La sinistra OCRA è nel Partito demOCRAtico.


giovedì, ottobre 29, 2015

la fabbrica delle bufale odiose

Qualche anno fa (era il 2009!) mi dedicai all'esercizio di scrittura del La notizia perfetta in polemica con il menù proposto dai media mainstream in quegli anni.

Oggi leggo questo articolo comparso sull'Espresso:
«Vi racconto come ho fatto soldi a palate spacciando bufale razziste sul web»"Le mie notizie erano chiaramente inventate: solo chi non ha facoltà di discernimento poteva crederci. Dico questo senza voler offendere in nessun modo il mio pubblico."
Chissà che qualcuno dei nostri baldi inventori di bufale non si sia ispirato proprio al mio giochetto, trasformandolo in un enorme specchio per allocchi. 

martedì, settembre 01, 2015

Il tempo psicologico

«Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro.»
Il tempo dell'uomo, lo sappiamo tutti, non è mai una misura certa ed effettiva: a seconda di ciò che facciamo o di ciò che, in quel momento, vorremmo fare, il tempo scorre con velocità differenti e l'orologio, sopratutto quando lo guardiamo troppo o non lo guardiamo affatto, non aiuta certo a a far chiarezza.

Certo, in teoria vorremmo passare più tempo facendo cose piacevoli e meno a subir il tempo degli altri, ma non è sempre proprio così.

Per capire meglio quale sia il rapporto tra il tempo, l'urgenza e la nostra percezione di queste, cito spesso un aneddoto raccontato sentito da Luciano De Crescenzo.

(brano tratto da" Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo")

A proposito di tempo psichico, credo che possa essere illuminante un episodio capitatomi quando lavoravo in IBM.
A Napoli avevamo una sede eccezionale: primo ed ultimo piano di uno dei più bei palazzi di via Orazio, vista panoramica sul Golfo. Unico difetto: un ascensore «moscio», o per dirla in linguaggio tecnico «non adeguato alla dinamicità dell'azienda». Ogni giorno c'era qualcuno degli impiegati che che protestava per «l'estenuante attesa al pianerottolo del primo piano o del sesto piano». D'altra parte l'edificio, a suo tempo, era stato progettato ad uso esclusivamente abitativo.
Venne subito creata una task-force di esperti. Da Milano arrivarono un architetto e un geometra dell'ufficio gestione sedi, che nel giro di una settimana misero a punto un progetto per un secondo ascensore da costruire del cortile del fabbricato. Nel frattempo don Attilio, il portiere dello stabile, fu incaricato di rilevare quante persone prendevano l'ascensore tra le 8:30 e le 19, compito questo che il brav'uomo portò a termine con molto scrupolo, riempiendo di segni un quaderno a quadretti dalla copertina nera.
«Ingegnè, guardate se faccio bene,» mi disse un giorno, mostrandomi il quaderno «io disegno un'asta per ogni inquilino che vedo salire ed una croce per ogni IBM». Poi, dopo una breve pausa, mi guardò con sconforto e aggiunse: «Una croce, ingegnè, una croce!».
Alla fine del rilevamento fu indetta una riunione per valutare i costi dell'operazione e per convincere qualche condomino ancora riluttante a non opporsi al progetto. Erano presenti tutte le funzioni interessate. Si stava discutendo dei permessi comunali, quando dal fondo della sala Attilio chiese la parola.
«Veramente avrei una proposta da fare, posso parlare?»
«Dica pure» gli rispose il direttore.
«Chiedo scusa se m'intrometto, ma io, al posto vostro, invece di spendere tutti questi milioni per un secondo ascensore, mi comprerei due begli specchi. Uno lo piazzerei al primo piano ed un altro al sesto: così la gente si guarda, il tempo passa e nessuno se ne accorge.»
Questa fu la soluzione adottata e da quel momento nessuno più si lamentò delle attese.
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lunedì, maggio 18, 2015

Dov'è la mia sinistra?


«Si parla molto di chi va a sinistra o a destra,
ma il decisivo è andare avanti
e andare avanti vuol dire
andare verso la giustizia sociale.»
(Alcide De Gasperi, Discorso, 1949)

Tutto parte da Norberto Bobbio, che nel phamplet Destra e Sinistra li caratterizza sostanzialmente come merito e differenze (destra) contro solidarietà ed eguaglianza (sinistra).

Non è che non fossi d'accordo: è che non mi sembrava sufficiente.

Una risposta più completa mi arrivò da un semiologo. Furio Jesi, nel libro Cultura di Destra racconta di come per la destra esiste sempre un mitico passato di armonia che è stato disturbato da agenti esterni (possono essere ebrei, omosessuali, musulmani, banchieri cattivi, negri o comunisti). In questo contesto essa (la destra) affonda le motivazioni del suo agire con ogni mezzo contro l'agente disturbatore.

Al contrario, per Jesi, la sinistra agisce avendo sempre ben presente il conflitto sociale (tra ricchi e poveri, tra colti ed ignoranti, tra autoctoni e stranieri, tra assunti e precari, tra lavoratori e pensionati) e cercando, volta per volta, di porvi rimedio.

Siccome il conflitto sociale cambia nel tempo, la sinistra si caratterizza per essere progressista (ti prometto un luminoso progresso se riusciamo insieme ad affrontare il conflitto sociale) contro una destra conservatrice (se combatti con me sconfiggeremo i cattivi che hanno turbato l'ordine e torneremo al mitico passato di armonia).

Dunque, qui il problema di rappresentare la dualità destra-sinistra assume una forma bidimensionale i cui assi principali potrebbero essere egoismo e solidarietà (quello verticale) e innovazione e conservazione (quello orizzontale).


Ora, tenete in considerazione che, mentre i temi della solidarietà sono abbastanza stabili (dai Vangeli in avanti passando per Marx ed Engels), i temi del progresso si adattano ai tempi e quelli che lo erano quarant'anni fa, ora probabilmente non lo sono più.

Nell'ultimo grafico ho provato ad elencare i temi che, a mio avviso, caratterizzano (o hanno caratterizzato) il dibattito politico di questi anni e li ho collocati nel grafico con il risultato che potete vedere.


Nota
Rivedendo il diagramma mi rendo conto il berlusconismo è stato un movimento di forte innovazione tra la fine degli anni  '80 ed i primi del 2000 (e per questo i detrattori accusano Renzi di berlusconismo), ma che già ora riguarda solo il passato e andrebbe fatto slittare verso il conservatorismo.

Conclusione
Anche se mi sembra che a questo punto non ci sia neanche bisogno di scriverlo, la mia sinistra ideale si colloca nel riquadro in alto a destra, tra Solidarietà ed Innovazione.

Inoltre
Vi segnalo anche un bell'articolo del 2013 di Emilio Carnevali che riassume questi ed altri concetti della dicotomia destra-sinistra con un linguaggio sicuramente più colto del mio.
L'articolo parte da alcune domande poste da Michele Serra: Che cosa intendiamo oggi quando parliamo di “sinistra”? Perché ciò che una volta era sinonimo di cambiamento e speranza è oggi diventato l'icona della conservazione?


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La libreria



«Chiunque dica che abbiamo una sola vita da vivere
non ha ancora imparato a leggere un libro.»
(Anonimo)


La classe di Gaia, la nostra bionda figlia undicenne, ha avuto il compito scolastico di scrivere una poesia. Tutti i novelli poeti dovevano scegliere un oggetto e animarlo, metterci una metafora ed una similitudine.
Il risultato è questo:

LA MIA LIBRERIA
La mia libreria è come una maestra
che insegna l'arte della fantasia.
È come un lago di idee e pensieri
con la speranza di domani
ed i ricordi di ieri.
È il mio rifugio dalla realtà
e dalle catene della mia libertà.
Perché è con il pensiero
che si cambia il mondo
che non è solo un coso rotondo.

(Gaia)

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martedì, gennaio 06, 2015

Motto del 2015

Panchina

Sofferto, meditato e ripensato molte volte, alla fine è arrivato mentre camminavo in montagna con la figlia e pensavo alle prossime gite. Il mio personale motto per il 2015 sarà:

Salire, sempre salire.

E lo trovo adeguato sia al momento storico che al mio desiderio, quest'anno, di impegnarmi maggiormente in attività sociali e politiche, nel lavoro e in salite più impegnative (in nordic walking o in mountain bike). Insomma, questo sarà l'anno delle fatiche.

Raccontarmi il vostro, se ne avete uno.

Mi sento fortunato