domenica, novembre 30, 2008

Disprassia, la lettera di Anna.


In risposta ai miei post sulla disprassia infantile, una mamma mi ha scritto una lettera che trovo utile per illustrare alcune delle difficoltà dei genitori che si trovano a dover fronteggiare le situazioni indotte dalla disprassia.
Ci siamo scambiati qualche mail ed Anna mi ha concesso l'utilizzo della sua bella lettera.

«Ciao Marco,
mi chiamo Anna, ho 32 anni ed ho un bimbo di 8 anni che frequenta la terza elementare.
L'anno scorso, dopo la prima pagella ho portato Daniele dalla psicologa scolastica che da febbraio a maggio ha incontrato mio figlio per capire che cosa avesse visto le continue lamentele delle maestre.
A maggio abbiamo fatto un incontro tutti insieme (io-psicologa-e le tre maestre) e qui la psicologa ha parlato di disprassia.

Ieri, chiamata urgentemente dalla maestra di italiano, mi reco ad un colloquio con lei e disperata mi dice che Daniele è snervante.
E' brillante per alcune cose (poesie a memoria, dettati...), ma per altre è un disastro (soprattutto nello scrivere un racconto).
Ed io le ho chiesto: ma lei c'era alla riunione che abbiamo fatto a maggio con la psicologa?
La maestra:- Cosa ha Daniele? Disprassia? ah, aspetti che me lo scrivo. Sa sto facendo un corso ... come ha detto: disprassia?-
Che tristezza!!!!!!!
Devo dire che sento una grande ignoranza e incomprensione. (...)

Anna
»
Proviamo a rileggere:
  1. La disprassia è stata diagnosticata quasi subito, ottimo. Non capita spesso. Quando il troll era in prima elementare il termine italiano disprassia probabilmente non esisteva neppure, e comunque nessuno ne sapeva nulla.
  2. Per gli insegnati i bambini disprassici potrebbero essere uno spasso, visto che sono spesso intellettualmente brillanti. Ma finiscono per essere solo una rogna, che tentano puntualmente di riversare sui genitori, come se questi potessero farci qualcosa.
  3. Le spiegazioni vengono sempre richieste, ma raramente ascoltate.
Non ho trovato di meglio che raccontarle un po' delle nostre peripezie e accennare qualche consiglio.

Per la mia esperienza la disprassia dell'età infantile migliora sensibilmente con l'età (un disprassico diviene sempre meno riconoscibile con l'avanzare del tempo) e per molti versi nostro figlio riesce ora a fare cose che una volta non immaginavamo neppure.

La certificazione è utilissima per abbassare il tono di conflitto con la scuola e, comunque, è molto utile che ci sia qualcuno cui sia noi genitori che gli insegnanti possano chiedere consigli sul comportamento migliore da tenere.

Inoltre, la disprassia è sempre esistita (come la dislessia) e, anche se non esistono test per la disprassia per adulti, sono abbastanza convinto di essere disprassico io stesso (lo conferma il mio passato scolastico travagliato almeno fino all'inizio delle superiori).

Ed infine i consigli, che rigiro a tutti i genitori di figli disprassici:
Siate pazienti ed affettuosi. Siate sfidanti sulle cose in cui vostro figlio riesce, in modo che abbia soddisfazione nel dimostrarvi le sue possenti abilità in contrapposizione dalle umilianti disabilità che vedono i poco attenti. Se lo considerate un po' strano ma fantastico vivrà, almeno, un'infanzia migliore.
P.S. Potete trovare gli altri post sull'argomento all'etichetta disprassia.
~

giovedì, novembre 27, 2008

E' arrivato il momento della fiducia

Non so da dove iniziare, forse sono matto o forse malato ma più le cose accadono e più mi sembra che sia il momento di investire. Di avere fiducia. Di risparmiare e di avventurarsi.

Finiti i tempi della grande truffa, degli occhi chiusi di fronte al disastro ecologico, della finanza creativa, dell'arricchimento degli esercenti al cambio di mille lire ad un euro e dell'infinito aumento di consumo del petrolio; i nostri stili di vita possono solo migliorare (non aumentare, migliorare) e l'economia reale alla fine non potrà che trarne giovamento.

La ricetta per la felicità? Stringere i denti e cercare le spese inutili da tagliare, finalizzare meglio le spese e gli sforzi, essere ottimisti e pensare al futuro. In famiglia, sostituire tutte le lampadine con lampadine a risparmio, fare una attenta raccolta differenziata, comprare frutta e verdura con meno confezioni possibili, ridurre l'uso dell'automobile all'indispensabile, stare con i figli e con gli amici invece che guardare la tv, abbassare il riscaldamento e pensare ad un caldo maglione invece che al capo di moda.

Sì, sono matto.
~

Filastrocca della formichina


La Principessa ha provato ad insegnarmi un'altra filastrocca.

«Guardala là una formichina
corre, corre alla mattina

Corre, corre fino a sera
corre anche in primavera»
~

martedì, novembre 25, 2008

Decolonizzare l'immaginario


Ultimamente guardo sempre meno televisione e, quando la guardo, evito la pubblicità (la reclame, come dice la Principessa) come la peste.

Il fatto è che vorrei riprendere il controllo dei miei desideri, che sono sospinti dalla reclame non verso una vita più sana e felice ma verso un maggior consumo. La pubblicità ci induce desideri costosi e, per la maggior parte, inutili.

Dopo la tredicesima pubblicità di orologi, come si fa a non guardare il proprio pensando che è vecchiotto e che, forse sarebbe ora di sostituirlo?

Quando non possiamo permetterci ciò che desideriamo siamo spinti a fare gesti folli o a sacrificarci di più risparmiando su cose veramente utili o a lavorare di più per arrivare al reddito necessario. Riguardo ai gesti dissennati, si veda la proliferazione di finanziarie che si prestano ad emettere prestiti a chiunque, anche a chi poi farà fatica a ripagarli, si vede che la clientela c'è.

Riguardo al lavorare di più, niente di meglio del lavoro per avere anche una posizione ed uno scopo nella società ... ma a volte un'ora in più con la propria famiglia vale di più di un telefonino dotato di tutto regalato ad un bambino delle elementari.

Il nostro immaginario è colonizzato dalle merci e da un'idea di stile di vita ideale impossibile per tutti, un ideale fatto di BMV che non tutti ci possiamo permettere, di ville con piscina che solo pochi potranno avere (anche perché lo spazio è finito e l'Italia non basterebbe), di vestiti ogni mese diversi, di usa e getta, di giochi che non avremo il tempo di giocare, di viaggi in posti perfetti ed esotici e di servizi eccezionali (anche i servizi sono merci).

L'immaginario si coltiva con l'arte. La pubblicità e la moda sono indubbiamente forme d'arte. Come l'arte possono essere belle e comunicative o essere brutte e opache. Al contrario dell'arte come la intendiamo comunemente ci entrano in casa e si offrono alla nostra attenzione come un bella donna in caccia, del nostro denaro.

La reclame fa leva sui nostri istinti per convincerci, non per farci pensare. Per instillare sicurezze invece che dubbi.

Leggo sui giornali che la colpa della crisi è del calo dei consumi, che chi consuma fa bene all'Italia.
Siamo arrivati, alla fine, al consumatore al servizio del produttore.
~

Inizio inverno

Questa mattina, mentre pedalavo verso l'ufficio mi ha colpito la bellezza di questo tronco autunnale. E' l'inizio dell'inverno, l'aria è fredda ed il dolore alle estremità mi ha convinto ad indossare i guanti. La bruma fa brillare alcuni steli d'erba nel campo i cui bordi solo offuscati da una leggera nebbiolina ed il rosso dei rampicanti -mi dicono venuti dalle Americhe- rende surreale l'attraversamento dei campi. La natura mi ha regalato un attimo di poesia ed è un regalo che non posso possedere, ma godere per un attimo.
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lunedì, novembre 24, 2008

I ROM rubano i bambini? Falso!

Un'associazione ha, con santa pazienza, spulciato gli eventi di cronaca che tanto scalpore hanno causato negli ultimi anni e li ha raccolti sul proprio blog (Associazione Culturale il Fondo).

Le storie si assomigliano tutte: una signora di etnia ROM si avvicina inavvertitamente ad un bambino italiano, la madre si mette ad urlare come una forsennata, le persone nell vicinanze tentano di linciare la malcapitata zingara, e sia giornali che telegiornali sparano in prima pagina il tentativo di rapimento.

Salvo che poi si svolgono interrogatori ed indagini e l'accusata viene rilasciata per non aver commesso il fatto. Non per mancanza di prove. Per non aver commesso il fatto.

I giornali riportano un trafiletto il quinta pagina, quando và bene e le persone restano conviente che i fatto sia realmente avvenuto.

Gli zingari hanno probabilmente molte colpe -sempre individuali, ovviamente- ma non rubano i bambini. Non risulta nessun caso di bambino italiano rapito da ROM. Tolti i casi di genitori che "rapiscono" i propri figli assegnati all'assistenza sociale, nelle statistiche di rapimenti dei minori sul sito della polizia di stato non risulta nessun caso.

Sergio Bontempelli, un esperto di immigrazione che presta la sua opera in diversi enti ed associazioni che si occupano dell'argomento, ha raccolto diversi articoli sull'argomento in Rom ladri di bambini.

Se avete ancora qualche dubbio, una ricerca dell'università di Verona su 40 casi dall'86 al 2007 (da la Repubblica) dimostra che il pregiudizio secondo cui i ROM rubano i bambini è semplicemente falso.

Volete ancora crederci? Liberi di farlo, ma state attenti quando andate in bagno, uno dei coccodrilli che si diceva infestassero le fogne di New York potrebbe essere arrivato fin qui.
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domenica, novembre 23, 2008

La (poca) soddisfazione di ciò che si possiede

In fondo anche Macchiavelli riconosceva che non è il possesso a rendere felici:

«La natura ha creato gli uomini in modo che possono desiderare ogni cosa e non possono conseguire ogni cosa: talchè essendo sempre maggiore il desiderio che la potenza dello acquistare, ne risulta la magra contentezza di quello che si possiede,
e la poca soddisfazione d' esso.
(Niccolò Macchiavelli) »
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sabato, novembre 22, 2008

Sotto il grembiule niente


Sono tempi di guerra. I complottanti, ormai per la maggior parte canuti, si ritrovano la sera in un'aula del comune per discutere delle mosse del nemico. Il nemico sfugge, si nasconde, si rifugia dietro, decreti e leggi.
Persone perbene con l'aria di essere appena uscite da qualche ufficio del terziario avanzato spolverano parole ed argomenti che sembrano provenire da un lontano passato. Si parla di controinformazione, di solidarità, di riforme coraggiose varate e mai approdate. Risuona il nome di Luigi Berlinguer, trombato per non infastidire troppo la casta degli insegnati stuzzicata dai tentativi di riforma.
La Gelmini non riforma nulla, lancia degli slogan e poi parte a raffica con i decreti. Così, senza colpo ferire arriva la riforma che riforma non è.

Il clima inizia a scaldarsi quando una maestra sbuca dal pubblico ed inizia a raccontare come tutti ce l'abbiano con le insegnati. Anche al panettiere non si parla d'altro.
Addirittura, il dipendente delle poste si è permesso di farle notare che guadagna meno di lei senza avere diritto a tutte quelle ferie. «Accidenti» dice lei «il dipendente delle poste lavora con pezzi di carta, mica con bambini».

Certo che, si inserisce una anziana signora responsabile istruzione di un comune vicino, «6 bidelli su 10 sono allergici ai detersivi».

Racconto della frustrazione di essere rappresentante dei genitori al consiglio di circolo alla scuola di mio figlio. Di come gli insegnati siano quasi sempre al limite del numero legale e si presentino in massa quando c'è da votare il calendario scolastico, che viene blindato al minimo raccomandato dalla regione e, se possibile, un po' meno. Non sia mai che si lavori un giorno di più.

Ridurranno le ore di insegnamento. Ridurranno il sostegno. Forse. Dipenderà dall'autonomia scolastica. Quanto servizio verrà tolto alle famiglie? Verrà tolto?

Esco, alla fine, più frustrato e inconcludente di quando sono entrato.
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venerdì, novembre 21, 2008

La filastrocca dell'elefante

La principessa, da qualche giorno, mi canta la filastrocca dell'elefante. Ieri mi ha costretto a scriverla.

«Come è grande l'elefante
che si muove tra le piante

se comincia a camminare
lui la terra fa tremare

se comincia a camminare
lui la terra fa tremare»
Dice che scrivendola potrei impararla anch'io, se mi sforzo un po'.
~

mercoledì, novembre 19, 2008

Il costo economico della querra in Iraq


Toh, siamo in recessione.

Dove sono finiti tutti i soldi che riempivano le vasche su cui i banchieri surfavano? Sembra quasi che qualcuno abbia tolto il tappo e che abbiano preso la strada del mare attraverso i tubi delle fognature.
Saranno andati tutti ai paesi produttori di petrolio? Ma, in fondo, dato che i paesi produttori di petrolio, in genere, non producono quasi niente altro li avrebbero utilizzati per comprare maglioncini di marca o inutili Ferrari, ed i soldi sarebbero tornati dalla finestra dopo essere usciti dalla porta.

Ammettiamo che un po' di soldi siano stati bruciati dalla bolletta energetica ed un altro po' non siano mai esistiti in quanto erano solo debiti, sembra sempre che manchi qualcosa.
Ho trovato una tabellina che vi voglio sottoporre: i costi della guerra in Iraq (fonte).

IRAQ

  • Per Month - $10.3 billion
  • Per Week - $2.4 billion
  • Per Day - $343 million
  • Per Hour - $14 million
  • Per Minute - $238,425
  • Per Second - $3,973
Vorrei che ci soffermassimo un attimo sulla cifra: 10,3 miliardi di dollari al mese.

Ce lo avete presente un miliardo? Sono mille volte un milione. Considerando che con un milione di dollari, in Italia, si riuscirebbe a comprare una discreta villetta, vuol dire che con un miliardo potrei cambiare casa ogni due settimane fino alla fine dei miei giorni e, ogni volta, regalare la casa al primo che incontro per strada.

Con 10 miliardi potremmo farlo in 10. La guerra, senza considerare i danni morali e nella viva carne degli uomini de dei bambini, ha bruciato 10,3 miliardi al mese negli ultimi 70 mesi, cioè più di 700 miliardi di dollari. Da dove sono venuti i 700 miliardi, considerando che G. W. Bush ha abbassato le tasse (ai ricchi)?

P.S. Ho trovato un impressionante contatore real time del costo della missione USA in Iraq.
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venerdì, novembre 14, 2008

La lumaca

Ci vuole poco per trasformare una principessa in lumaca.
~

giovedì, novembre 13, 2008

Camminare, di sera con i bambini


Abbiamo festeggiato il compleanno della principessa in un sala affittata all'oratorio. Le mamme, con bevanda e sigaretta, si sono accomodate ai tavolini del bar, mentre i bambini si sono sparsi per il cortile a giocare.
Dopo la corsa per preparare figli e cibi, bevande e addobbi ed aver allestito la sala, mi accascio su una seggiola ed estraggo il blocchetto appunti che oramai mi accompagna ovunque.

Una mamma chiama la figlia e la apostrofa «Ho freddo, mettiti un maglione». Mi ritrovo ad osservare la giacca della mamma adagiata sulle ginocchia mentre si frega teatralmente le spalle.

Un'altra mamma chiede a tutti ed a nessuno «Io, a colazione, maglio pane, latte e miele. Perché mio figlio no?». Le domando chi fa la spesa in casa, ma la domanda cade nel vuoto.

Alla fine del pomeriggio autunnale ci troviamo da soli a pulire e sbaraccare. Tutte le mamme hanno caricato bimbi e giacconi in macchina e si sono avviate verso casa.

Pioviggina è buio e fa effettivamente un po' freddo ma, visto che distiamo da casa poco meno di un chilometro, lascio che la moglie riporti a casa la macchina, che abbiamo caricato con i resti della festa, e mi avvio a piedi con la principessa ed il cuginetto di 5 anni.

Per strada ci fermiamo ad osservare i giochi di ombra degli alberi e rubiamo qualche foglia alle piante aromatiche che sporgono dai giardini delle villette.

Il cuginetto raggruppa un po' di parole e poi, stringendo la mano alla principessa, commenta «E' bello camminare perché si possono guardare le cose. In macchina si sale, e poi si arriva subito.»

Già, in macchina c'è un tetto, il riscaldamento e lo stereo ma non c'è viaggio. Solo un frettoloso partire ed uno sterile arrivare.
~

mercoledì, novembre 12, 2008

Nero come Invisible man


Un caro amico, prete e missionario (di mé, che son ateo!) prima missionario in Italia è ora ad Haiti, da cui ci aggiorna con lo splendido blog Lambertission.
Una delle poche volte che ha avuto occasione di tornare mi ha raccontato che, andando in giro per Chicago, se saluta qualcuno che passa questo si ferma, saluta ed eventualmente scambia qualche parola di circostanza, prima di tirare dritto. Normale, insomma, come dovrebbe essere.
Si noti che, per inciso, Chicago è una delle città più pericolose degli USA e lui è nero, nero come la pece, non un po' abbronzato.

In Italia, in una tranquilla e ricca cittadina nella periferia di Milano, i passanti reagiscono al saluto abbassando la testa, guardando dall'altra parte e accelerando il passo.

Sembra quasi che essere neri, in Italia, renda trasparenti.

P.S. La fotografia è tratta dal film del 1933 L'uomo invisibile.
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martedì, novembre 11, 2008

Famiglie equilibrate

Un nuovo problemino di statistica per torturare i vostri possenti neuroni.


Famiglie equilibrate

In uno sperduto paesino del Kentucky un dipendente del comune decide di considerare equilibrate le famiglie con pari numero di figli maschi e femmine.
Controlla nei registri anagrafici ed, in effetti, negli ultimi anni il numero dei nati maschi equivale al numero delle bambine. Dunque parte dal presupposto che la probabilità che un bambino nasca femmina corrisponde alla probabilità che nasca maschio.
Fa due calcoli e scopre che ci pi può aspettare che nelle famiglie con due figli, le famiglie equilibrate (un maschio ed una femmina) sono circa la metà. Immagina che lo stesso principio valga anche per le famiglie con 4 figli, ma i conti non tornano. Potete aiutarlo?

La soluzione è nascosta qui sotto, in bianco su bianco, ed è leggibile selezionando il testo.

Dato che probabilità maschio=probabilità femmina, tutte le combinazioni di 4 figli sono equiprobabili. Contiamole:


01. mmmm
02. mmmf
03. mmfm
04. mmff #1 equilibrata
05. mfmm
06. mfmf #2 equilibrata
07. mffm #3 equilibrata
08. mfff
09. fmmm
10. fmmf #4 equilibrata
11. fmfm #5 equilibrata
12. fmff
13. fmfm #6 equilibrata
14. ffmf
15. fffm
16. ffff

Dunque le famiglie equilibrate saranno 6/16 cioè 3/8 cioè il 37.5%.

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sabato, novembre 08, 2008

Cereali per colazione



Non so come fanno quelli che prendono solo un caffè prima di uscire di casa. Io la mattina ho fame, e se non faccio colazione come si deve mi incattivisco subito. Sarà per questo che molti automobilisti sono così aggressivi la mattina, durante la strada da casa al lavoro?

Non divaghiamo, durante la colazione preferiamo latte, caffè, muesli, pane e marmellata. Marmellata magicamente preparata dalla moglie, che vi dedica due o tre domeniche l'anno, tra un impegno e l'altro.

Però, la principessa che è il membro della famiglia più sensibile alla morsa del marketing -anche perché è l'unica che guarda un'ora di TV al giorno- chiede, e spesso ottiene, un trattamento speciale.

Dopo aspre lotte siamo riusciti a trovare un prodotto che non contiene coloranti o conservanti o grassi idrogenati, i cereali "Pan di stelle" del Mulino Bianco, uno dei marchi di Barilla.
L'elenco degli ingredienti è comunque troppo lungo:

  1. farina di riso 32,2%
  2. farina di frumento 29,6%
  3. zucchero (senza percentuale indicata)
  4. cacao magro in polvere 5,2%
  5. amido di frumento
  6. cioccolato in polvere 1,8% (zucchero, pasta di cacao, cacao magro in polvere, aroma)
  7. latte scremato in polvere
  8. estratto di malto d'orzo
  9. sale
  10. emulsionanti: lecitina di soia, mono-digliceridi degli acidi grassi, aroma
Anche ammettendo che tutti questi ingredienti siano necessari, non si capisce perché, tra gli ingredienti principali -quelli da 1 a 5- solo dello zucchero non vi sia la quantità.
Proviamo ad indagare nella tabella dei contenuti nutrizionali, per 100g di prodotto:
  • Carboidrati: 82,2g
  • di cui zuccheri 34g
Questo significa che, su una confezione di 300g, più di un etto è zucchero. E, magari, molti bambini zuccherano il latte, prima di aggiungerci i cereali.

Mary Poppins, per far prendere le medicine ai bambini cantava:

«Con un poco di zucchero la pillola va giù,
la pillola va giù, pillola va giù.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Tutto brillerà di più.»

Già, la pillola. Mentre Altroconsumo lancia la campagna Pubblicità che ingrassa, il Ministero della Salute ammette:
«sovrappeso e obesità in età evolutiva non sono certo un fenomeno raro, considerando che nel nostro Paese nel 1999-2000 la percentuale di bambini ed adolescenti (per un campione di età compresa tra i 6 ed i 17 anni) in sovrappeso raggiunge circa il 20%, mentre è pari al 4% la quota degli obesi.»
~

giovedì, novembre 06, 2008

Ancora con la caffettiera

La caffettiera della casa al lago non viene utilizzata da questa estate. La moglie lamenta che il caffè è imbevibile e la caffettiera andrà eliminata.
«Beh, se una caffettiera non viene utilizzata da tanto tempo, bisogna darle almeno una seconda possibilità» commento, incautamente, io.
E lei, in tono epico «Non ho mai dato a nessuno una seconda possibilità di deludermi».
...
Non so perché ma mi sono sentito un po' minacciato.
~

mercoledì, novembre 05, 2008

W Oabama, e auguri ...

Questa mattina Barack Hussein Obama II è il 44° presidente degli Stati Uniti d'America.

Sperando che il rinnovamento non si fermi al di là dell'atlantico, mi auguro che avessero ragione i Pitura Freska con questa canzone del 1997 in dialetto veneziano.


Papa Nero

Abracadabra
Cosa nostra Damus
ga magna' par indovinar el bonus?
'se tuto previsto
da l'incuinamento al sangue misto
'se professia
Nina, Pinta, Santa Maria
'la par condicio? Assolutissimamente no.
Perche' 'se scrito, dito, stradito dai oracoi
'la piovra perdera' i tentacoi
e cascara' i tabu' col penultimo Gesu'
e el sara' un omo dal continente nero
Sara' vero?
dopo Miss Italia aver un Papa nero?
no me par vero...
un Papa nero che scolta 'le me canson in venessian
parche' el 'se nero african
Sara' vero?
dopo Miss Italia aver un Papa nero?
no me par vero...
un Papa nero che canta 'le me canson in venessian
parche' el 'se nero african
A l'e' lu? Ja
Visioni ecstra
Nostradamus, Cagliostro, 'Saratustra
dentro na sfera
i ga visto l'ignoransa i tera
ma l'omo 'se duro
col poter ei compra el futuro
il sesto senso. Assolutissimamente no.
Perche' 'se scrito, dito, stradito dai oracoi
'la piovra perdera' i tentacoi
e cascara' i tabu' col penultimo Gesu'
e el sara' un omo dal continente nero
Sara' vero?
dopo Miss Italia aver un Papa nero?
no me par vero...
un Papa nero che scolta 'le me canson in venessian
parche' el 'se nero african
Sara' vero?
dopo Miss Italia aver un Papa nero?
no me par vero...
un Papa nero che canta 'le me canson in venessian
parche' el 'se nero african
'se african dall'Africa nera
dove ogni giorno ghe 'se gente che se spara
insegnera' cossa che gera
vivar na vita col rispeto dea natura
Eo ga do brassi
come de mi'
Eo ga do occi
come de mi'
Eo ciapa e parte
come de mi'
Lui si diverte
come de mi'
Insegna e impara
come de mi'
Eo ga paura
come de mi'
Lavora e suda
come de mi'
Parche' 'se nero african
Sara' vero?
dopo Miss Italia aver un Papa nero?
no me par vero...
un Papa nero che scolta 'le me canson in venessian
parche' el 'se nero african
Sara' vero?
dopo Miss Italia aver un Papa nero?
no me par vero...
un Papa nero che canta 'le me canson in venessian
parche' el 'se nero african
A l'e' lu? Ja
~

lunedì, novembre 03, 2008

Gelmini dixit

Per capire la riforma della scuola proposta dal ministro Gelmini e materializzata in un decreto lgge, può essere utile leggere un articolo scritto di dalla Gelmini stessa sul Corrire della Sera e intitolato «Quarant' anni da smantellare»

Cito ampi brani che ho trovato tanto significativi quanto controversi e mi permetto di evidenziare alcuni passaggi.

Si inizia con la critica del politicamente corretto, come se la scorrettezza fosse un valore

(...) Dal 1968 a oggi la scuola è diventata quello che non può e non deve essere: un ammortizzatore sociale, una macchina erogatrice di stipendi - per giunta inadeguati - per gli insegnanti.

Una tipografia di diplomi - inutili e inutilizzabili - per gli studenti. Un mostro burocratico produttore di normative e circolari che si contraddicono l' una con l' altra.

In quarant'anni di ideologia «politicamente corretta», di dominio ideologico della sinistra, la scuola è diventato tutto questo e ha perso il senso della sua missione: la formazione culturale e professionale dei giovani e, insieme, la costruzione del futuro di una nazione.
elenca i valori (si presti attenzione al vuoto pedagogismo che va a tenere compagnia al politicamente corretto del paragrafo precedente)
Galli della Loggia è però ingeneroso quando accusa il governo di considerare la scuola niente più che un inutile costo da tagliare. Da quando ho assunto la responsabilità di ministro ho avanzato alcune proposte per cambiare uno stato di cose non più tollerabile. Voglio ricordarne alcune.
  • Voto di condotta, divisa scolastica,insegnamento dell'educazione civica, ritorno al maestro unico, rilancio degli istituti tecnici e della formazione professionale.
  • Autorevolezza, autorità, gerarchia, insegnamento, studio, fatica, merito.
Sono queste le parole chiave della scuola che vogliamo ricostruire, smantellando quella costruzione ideologica fatta di vuoto pedagogismo che dal 1968 ha infettato come un virus la scuola italiana.
la condivisione dei valori con il commercialista
Idee che anche il ministro Tremonti ha esposto in una recente intervista.
i soldi
Tutto questo passa per un' indispensabile e difficile ristrutturazione della scuola, di cui il governo, e in particolare chi scrive, si sono assunti la responsabilità.
Ho condiviso finalità e misure della manovra economica del governo per i prossimi tre anni, oggi legge dello Stato; quella manovra prevede di ridurre il numero degli insegnanti e del personale ausiliario di meno del 10% entro il 2011.
In un Paese che ha oggi il più elevato numero di addetti della scuola - ben un milione e 300mila - in rapporto al numero degli studenti, è la prima cosa da fare per riorganizzare la scuola.
Non possiamo pensare di cambiare fino a quando ci rassegneremo all'idea che il 97% delle risorse destinate alla scuola serve a pagare stipendi bassi e appiattiti.
investimenti e circuito virtuoso
Inoltre abbiamo introdotto un principio nuovo e virtuoso: un terzo dei risparmi sarà destinato a investimenti per migliorare la scuola, per cominciare a spargere i semi del merito e dare un senso alla parola autonomia.
i Promessi Sposi (me li ricordo poco e, devo confessare, non mi sono mai mancati)
(...) Nella mia audizione alle commissioni parlamentari ho parlato della necessità di tornare alla «quarta I» di italiano, intesa come letteratura, storia, tradizione, cultura. Noi vogliamo una scuola che insegni a leggere, scrivere e far di conto. Una scuola in cui si torni a leggere I Promessi Sposi ...
l'italiano della burocrazia (come non essere d'accordo?)
... e dove non si dica più che lo studente dovrà «padroneggiare gli strumenti espressivi ed argomentativi indispensabili per gestire l' interazione comunicativa verbale in vari contesti».
una visione
(...) chiedo di riconoscere a me, a tutto il governo e alla maggioranza una visione, una cultura, un' idea dell'Italia e del suo futuro, e, insieme, un progetto per la scuola italiana.
l'apertura ai contributi di studenti, insegnati e famiglie (purché corale, sigh)
Un progetto che, non mi stancherò mai di ripeterlo, è aperto a tutti i contributi e vorrei vedesse tutti i protagonisti della scuola - studenti, insegnanti, famiglie - consapevoli del fatto che è impossibile difendere lo status quo e partecipi di un corale impegno, un impegno nazionale, per restituire alla scuola il senso della sua missione.
un piccolo scivolone (solo militari e burocrati si firmano con cognome e nome)
ministro dell'Istruzione
Gelmini Mariastella

Pagina 37
(22 agosto 2008) - Corriere della Sera
Non nego che sono tanto spaventato quanto speranzoso: che la scuola andasse riformata è fuori di dubbio. Che vi fosse la necessità dei valori e la cultura proposti dalla Gelmini sono alquanto dubbioso.

Ieri la Repubblica ha dedicato un'intera pagina "Il popolo dei dislessici: Non nascondiamoci più" alla dislessia.
La dislessia (come le altre sindromi disgrafia, disortografia, discalculia, disprassia) è un fenomeno di cui molto lentamente si stanno cominciando a scorgere i confini, che presumibilmente si collocano tra il 5 ed il 10% della popolazione scolastica.
L'idea di un dislessico famoso, Daniel Pennac, è che le conseguenze peggiori della dislessia si manifestano quando la scuola, invece che utilizzare la comprensione, l'umanità e i corretti protocolli di comportamento adotta l'autorità e la disciplina, finendo per umiliare e distruggere ragazzi che potrebbero dare moltissimo.
La mia personale esperienza come papà di un figlio disprassico lo conferma pienamente.

Incrociamo le dita.
~

sabato, novembre 01, 2008

Piove, filastrocca


Ieri ho accompagnato la principessa dal dentista.
Pioveva senza interruzione e, per problemi di parcheggio, abbiamo lasciato la macchina lontano dallo studio del dentista. Abbiamo camminato a lungo con stivali di gomma, mantellina e ombrello.

Per occupare il tempo la principessa mi ha insegnato una filastrocca:

Piove, pioviggina
la carta si appiccica
si appiccica sul muro
suona il tamburo
tamburo e tamburello
apri l'ombrello
mettiti sotto tu
e così non ti bagni più
.
... e pensare che quando ero bambino non ne ho mai imparata una.
~

Mi sento fortunato