sabato, gennaio 24, 2009

La filastrocca degli elefanti sul filo di una ragnatela



Da un paio di giorni la Tamagotchi ha il raffreddore e la febbre. A quattro mesi la febbre sale subito a 39 e su fino a 40. Quando la bambina cuoce non resta che la Tachipirina (o qualsiasi altro farmaco a base di paracetamolo), ma fino ad allora frignotterà senza sosta senza essere del tutto sveglia e senza riuscire ad addormentarsi.

Allora la prendo in braccio e la sballotto a tempo cantando (per quando profodamente stonato) una filastrocca semplice e ritmata -che mi porto dietro fin dal primo figlio- che si può canticchiare tenendo sempre lo stesso tono.
A seconda del giorno e di quanto la vittima è arrabbiata, la filastrocca può durare da 3 a 10 elefantini -in casi di terribile crisi sono arrivato anche fino a trenta-, prima che svenga per la disperazione.

Ormai è entrata così tanto nella nostra cultura famigliare da rappresentare la misura, in elefantini, del malessere infantile:

«Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela
ma non trovando il gioco interessante, andò a chiamare un altro elefante.

Due elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela
ma non trovando il gioco interessante, andarono a chiamare un altro elefante.

Tre elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela
ma non trovando il gioco interessante, andarono a chiamare un altro elefante.

(... ripetere fino a che la vittima chiude gli occhi ...)
Dieci elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela
ma non trovando il gioco interessante, andarono a chiamare un altro elefante.

(... ora, se non siete già svenuti anche voi, c'è una simpatica prolunga che ho trovato in rete ...)

Il ragno che li vide pensò con spavento
"se un altro ne arriva, cadiam tutti insieme!".

(... e qui incomincia la discesa ...)
Dieci elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela
e non trovando il gioco interessante, se ne andò un grande elefante.

Nove elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela
e non trovando il gioco interessante, se ne andò un altro elefante.

(... e poi a scendere, per assicurarsi che dorma veramente, fino a ...)

Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela
e non trovando il gioco interessante, tornò a casa da mamma elefante.

Il ragno sospirò, si sentiva sollevato! (uff ...)
Mangiò una mosca morta e si leccò il palato.»
Certo che funziona, ma vorrei conoscere il pusher di chi l'ha inventata. ;-D
~

7 commenti:

Aliza ha detto...

certamente un genitore con un figlio febbricitante...io ho sempre la sensazione che tu in queste situazioni ti diverti, magari in fondo in fondo. Ti saluto A

Susanna ha detto...

Carina, la filastrocca!

Povera tamagotchi, spero stia meglio!
gatta susanna

Susanna ha detto...

La sai questa?

Dentro la caverna, in fondo a un bosco nero
c'era un cowboy che si chiamava Piero;
e la sua cavalla
dormiva nella stalla,
mentre lui beveva allegramente il thè!

Marco Marsilli ha detto...

@Susanna:
Bella. Questa mi mancava.
Proverò, anche se l'ultima strofa mi sembra fuori ritmo.

Grazie,
M.

Marco Marsilli ha detto...

@susanna:
la moglie, che sa sempre tutto, ha trovato anche il finale. La filastrocca completa sembra essere:

Dentro la caverna, in fondo a un bosco nero
c'era un cowboy che si chiamava Piero;
e la sua cavalla
dormiva nella stalla,
mentre lui beveva allegramente il gin!

Il cowboy Arturo, pian pian scavalcò il muro
e la sua cavalla gli rubò,
ohibò!

Massimo ha detto...

Uhm!
Ecco la mia versione:

In una capanna, laggiù nel bosco nero,
c'era un cow boy che si chiamava Piero.
E la sua cavalla, dormiva nella stalla,
mentre lui beveva allegramente un tè.
Ma il cow boy Arturo pian pian scavalca il muro,
e gli porta via la sua cavalla, ohibò.
Ma l'indino bello, col chiodo nel cervello,
prese la cavalla e gliela riportò.

Questa filastrocca si canta (o si dice) accompagnandola da gesti illustrativi, la prima volta normali, la seconda ampi, la terza volta piccoli piccoli cambiando la parola chiodo in spillo e trave.
:-)

Massimo ha detto...

Naturalmente indino -> indiano
:-)

Mi sento fortunato