giovedì, giugno 05, 2008

Dioniso vs Prometeo

Aspettando che venga il mio turno dalla dentista ho incontrato su L'espresso una interessante intervista con il sociologo francese Michel Maffesoli che presenta il suo ultimo libro "Iconologies - idol@tries postmodernes". In qualche modo mi è sembrato che Maffesoli abbia catturato un aspetto importante dello spirito di questo tempo (Zeitgeist, con una bellissima parola tedesca).

La sua tesi è che con il 1900 sia finita anche la dominazione dei grandi valori moderni come progresso, lavoro e ragione a favore di valori differenti: il presente, la creazione e l'immaginazione.

Con una immagine:

finita l'era di Prometeo, ci addentriamo del tempo di Dioniso

In pratica, secondo Maffesoli, la nostra civiltà non è più dominata dalla ragione ma piuttosto di un immaginario nutrito di idoli.

Avete fatto caso quanto i test del QI (quoziente intellettivo) siano stati soppiantanti (nelle riviste femminili ma anche in qualche più serio colloquio di lavoro) con i test del QE (quoziente emotivo, o empatico)? E quanto, in politica, si sia passati dal tentare di convincere gli elettori con un programma, alla semplice seduzione?

Tra i vantaggi del nuovo modo di percepire la vita vi è, ad esempio, il fatto che l'arte tenda, attraverso la cybercultura, ad inserirsi e a contaminare qualsiasi cosa; ma anche che si rafforza la sensazione di affratellamento rigettando il potere e cercando l'autorità nel crescere assieme.

Prometo sfida Zeus per dare un futuro di progresso agli uomini e viene duramente punito per questo: 3000 anni legato ad una roccia esposta ai venti ed alle intemperie con un'aquila che di giorno gli mangia il fegato che la notte, poi, ricresce.
Dioniso rappresenta il carpe diem, l'agiatezza, la cultura, l'ordine sociale e civile (anche se, leggendone le gesta su wikipedia ci si domanda come mai).

Potremmo quasi dire che, secondo Maffesoli, non è più tempo di sacrificarsi per il il futuro ma che, alla fine, è venuto il tempo di essere all'altezza del quotidiano.
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